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Caltanissetta. La società civile si mobilita per dire no alla mafia. Studenti, politici ed esponenti delle associazioni di categoria questa mattina sono scesi in piazza in migliaia per dare solidarietà ai magistrati di Caltanissetta Sergio Lari, Giovanbattista Tona e Domenico Gozzo, minacciati di attentato da Cosa Nostra per le indagini delicatissime che stanno conducendo.
Nel mirino della mafia anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il pm Gaetano Paci e l’europarlamentare Rosario Crocetta mentre la magistratura sta indagando su un progetto per colpire il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il giornalista Lirio Abbate.
L’iniziativa, promossa dall’associazione “Scorta Civica”, da Confindustria e dal Provveditorato agli studi si è svolta in piazza Falcone e Borsellino davanti al palazzo di giustizia.
Visibilmente emozionati, il procuratore Lari e il giudice Giovanbattista Tona sono scesi dal Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per ringraziare personalmente quanti si sono accalcati nel piazzale antistante il Tribunale. Ai due magistrati nisseni è stata anche consegnata l’agenda rossa di Paolo Borsellino, un simbolo di verità nascoste, quasi a voler dire alla procura nissena di continuare ad indagare sulle stragi del ‘92.
“Siamo commossi per questa grande partecipazione” ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Noi abbiamo la fortuna - ha continuato - di non essere commemorati ex post e questo ci riempie di gioia sotto ogni punto di vista. Non riesco a trovare neanche le parole adatte per esprimere quello che proviamo in questo momento”. Stupito ed emozionato anche il gip Tona, a Caltanissetta da 14 anni. “ Mi rendo conto che quello che oggi succede è l’espressione di una città che ha tante risorse. Devo affermare - ha detto il gip - che sono una persona molto fortunata ad aver potuto lavorare per tutti questi anni qui, a Caltanissetta, e certamente continuerò a farlo”.
Alla luce dei fatti di questi ultimi giorni, la manifestazione di oggi rappresenta un evento senza precedenti e una prima risposta della gente, scesa in piazza per dare il proprio appoggio ai tanti magistrati che si battono per quella verità e giustizia troppo spesso negate.
Trovo davvero emozionante quanto accaduto. è straordinario che la gente abbia deciso di uscire fuori la testa dalla sabbia per esprimere solidarietà e vicinanza nei confronti dei giudici di Caltanissetta. è incredibile come gli ideali possano essere potenti: scavano piano piano nel cuore delle persone e a un certo punto non si possono più tenere dentro, ma devono necessariamente uscire fuori e diffondersi, con forza e passione! In questi ultimi anni, dalle stragi mafiose a oggi, molte cose sono cambiate. E molte stanno cambiando. In primis la coscienza delle persone. Finalmente in molti si stanno rendendo conto di quanto dolce e sublime sia la Giustizia e di quanto sia squallido vivere un'intera esistenza circondati da ipocrisia e prepotenza. Si, le idee possono cambiare il mondo. E noi, con i nostri ideali di Giustizia, dobbiamo lottare OGGI perchè il DOMANI possa essere migliore di IERI.
Indagini per mafia Sull’omicidio, che sarebbe maturato in ambienti criminali della zona, ha aperto un’inchiesta la direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Catania che sta valutando la posizione dei due giovani fermati dai carabinieri. Sono Mario Bonaccorso, di 31 anni, e Alessandro Reale, di 32. Un fratello di quest’ultimo, Claudio, 34 anni, è rimasto ferito in due agguati di mafia, il 30 gennaio e il 1 dicembre scorsi. E la sparatoria di oggi, ritengono gli investigatori, potrebbe essere una risposta a quelle due intimidazioni. L’obiettivo dell’agguato di oggi, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Catania, era uno dei cinque occupanti della Fiat 500 contro i quali sono stati esplosi almeno cinque colpi di rivoltella: Antonino Russo, che sarebbe legato al gruppo di Turi Catania, rivale dei Reale.
L'agguato A sparare contro la vettura, centrando alla testa e al torace Costanzo, sarebbe stato proprio Alessandro Reale, con una rivoltella che avrebbe perso durante la fuga ma che non è stata trovata, da un’auto guidata da Bonaccorso. I due avrebbero fatto parziali ammissioni di colpa, ma resterebbero dei contrasti sul movente.(7 dicembre 2009)
"Risultati come quello di oggi testimoniano come il livello di attenzione ed operatività delle istituzioni competenti, sia sempre massimo e costante. Ci auguriamo che a ciò faccia seguito una rinnovata fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine da parte di tutta la cittadinanza e di quanti vogliono continuare a sperare in una svolta della Sicilia".