domenica 23 maggio 2010

Per non dimenticare

Oggi ricorre l'anniversario dell'uccisione del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Non dimenticate che queste persone sono state brutalmente ammazzate dalla mafia! E la mafia oggi è il politico che ti da un posto di lavoro, che ti fa entrare in una facoltà a numero chiuso, che ti fa superare concorsi mettendoci "una buona parola". Rifiutatevi SEMPRE di trarre dal sistema mafioso vantaggi, solo così il loro sacrificio sarà valso a qualcosa! Non è necessario essere dei super eroi per combattere la mafia! Ciascuno di noi nel proprio piccolo può fare tanto! Dite NO!!! al pizzo, NO!!! alle raccomandazioni, NO!!!! al compromesso morale! La mafia non è invincibile, perseverando nella nostra lotta, giorno dopo giorno, riusciremo a cancellare per sempre questa piaga!



sabato 6 febbraio 2010

Tutti in piazza per dire: NO ALLA MAFIA!!

Caltanissetta. La società civile si mobilita per dire no alla mafia. Studenti, politici ed esponenti delle associazioni di categoria questa mattina sono scesi in piazza in migliaia per dare solidarietà ai magistrati di Caltanissetta Sergio Lari, Giovanbattista Tona e Domenico Gozzo, minacciati di attentato da Cosa Nostra per le indagini delicatissime che stanno conducendo.

Nel mirino della mafia anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il pm Gaetano Paci e l’europarlamentare Rosario Crocetta mentre la magistratura sta indagando su un progetto per colpire il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il giornalista Lirio Abbate.
L’iniziativa, promossa dall’associazione “Scorta Civica”, da Confindustria e dal Provveditorato agli studi si è svolta in piazza Falcone e Borsellino davanti al palazzo di giustizia.
Visibilmente emozionati, il procuratore Lari e il giudice Giovanbattista Tona sono scesi dal Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per ringraziare personalmente quanti si sono accalcati nel piazzale antistante il Tribunale. Ai due magistrati nisseni è stata anche consegnata l’agenda rossa di Paolo Borsellino, un simbolo di verità nascoste, quasi a voler dire alla procura nissena di continuare ad indagare sulle stragi del ‘92.
“Siamo commossi per questa grande partecipazione” ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Noi abbiamo la fortuna - ha continuato - di non essere commemorati ex post e questo ci riempie di gioia sotto ogni punto di vista. Non riesco a trovare neanche le parole adatte per esprimere quello che proviamo in questo momento”. Stupito ed emozionato anche il gip Tona, a Caltanissetta da 14 anni. “ Mi rendo conto che quello che oggi succede è l’espressione di una città che ha tante risorse. Devo affermare - ha detto il gip - che sono una persona molto fortunata ad aver potuto lavorare per tutti questi anni qui, a Caltanissetta, e certamente continuerò a farlo”.
Alla luce dei fatti di questi ultimi giorni, la manifestazione di oggi rappresenta un evento senza precedenti e una prima risposta della gente, scesa in piazza per dare il proprio appoggio ai tanti magistrati che si battono per quella verità e giustizia troppo spesso negate.

Trovo davvero emozionante quanto accaduto. è straordinario che la gente abbia deciso di uscire fuori la testa dalla sabbia per esprimere solidarietà e vicinanza nei confronti dei giudici di Caltanissetta. è incredibile come gli ideali possano essere potenti: scavano piano piano nel cuore delle persone e a un certo punto non si possono più tenere dentro, ma devono necessariamente uscire fuori e diffondersi, con forza e passione! In questi ultimi anni, dalle stragi mafiose a oggi, molte cose sono cambiate. E molte stanno cambiando. In primis la coscienza delle persone. Finalmente in molti si stanno rendendo conto di quanto dolce e sublime sia la Giustizia e di quanto sia squallido vivere un'intera esistenza circondati da ipocrisia e prepotenza. Si, le idee possono cambiare il mondo. E noi, con i nostri ideali di Giustizia, dobbiamo lottare OGGI perchè il DOMANI possa essere migliore di IERI.

giovedì 14 gennaio 2010

Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe



"Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro; questo debito dobbiamo pagarlo giosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere; la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità; ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse "La gente fa il tifo per noi"; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze".

domenica 27 dicembre 2009

Bronte, 17enne ucciso in agguato Due fermi: "sbagliato" il bersaglio

Catania - Morto a 17 anni in un agguato per errore. Salvatore Costanzo è stato ucciso a Bronte mentre era a bordo di un’auto, guidata da un’altra persona. Contro la vettura sono stati esplosi almeno quattro colpi di pistola. Il 17enne è stato trasportato subito all’ospedale di Bronte, ma è morto dopo il ricovero. I carabinieri della compagnia di Randazzo, che indagano sull’omicidio, hanno fermato due persone sospettate di essere gli autori del delitto. Gli investigatori ritengono probabile che l’obiettivo dell’agguato non fosse Costanzo, ma un’altra persona che era con lui in auto. La sua "colpa" sarebbe stata soltanto quella di essere nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Indagini per mafia Sull’omicidio, che sarebbe maturato in ambienti criminali della zona, ha aperto un’inchiesta la direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Catania che sta valutando la posizione dei due giovani fermati dai carabinieri. Sono Mario Bonaccorso, di 31 anni, e Alessandro Reale, di 32. Un fratello di quest’ultimo, Claudio, 34 anni, è rimasto ferito in due agguati di mafia, il 30 gennaio e il 1 dicembre scorsi. E la sparatoria di oggi, ritengono gli investigatori, potrebbe essere una risposta a quelle due intimidazioni. L’obiettivo dell’agguato di oggi, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Catania, era uno dei cinque occupanti della Fiat 500 contro i quali sono stati esplosi almeno cinque colpi di rivoltella: Antonino Russo, che sarebbe legato al gruppo di Turi Catania, rivale dei Reale.

L'agguato A sparare contro la vettura, centrando alla testa e al torace Costanzo, sarebbe stato proprio Alessandro Reale, con una rivoltella che avrebbe perso durante la fuga ma che non è stata trovata, da un’auto guidata da Bonaccorso. I due avrebbero fatto parziali ammissioni di colpa, ma resterebbero dei contrasti sul movente.

Mi chiedo: si può morire così a 17 anni? Possono i sogni e le speranze di un giovane che si sta affacciando alla vita essere stroncate così, con due colpi di pistola esplosi "per errore"?
Anche se i responsabili pagheranno per le loro colpe, nessuno potrà restituire quel ragazzo alla sua famiglia.
Ed è dovere morale di ciascuno di noi impedire che fatti così orribili possano ripetersi.
Non è necessario essere degli eroi.
E' sufficiente, fare la propria parte, giorno dopo giorno.
Dire di no al compromesso e rifiutare qualsiasi forma di violenza.
Ribellarci alle ingiustizie a cui quotidianamente assistiamo e affermare ogni giorno, a testa alta, i nostri nobili ideali, senza paura.
Si tratterà pure di una goccia nel mare...ma l'oceano non è fatto forse di gocce?

lunedì 7 dicembre 2009

Mafia, arrestato latitante Caruso "Stava riorganizzando il clan"

CATANIA - Il latitante Salvatore Caruso, 46 anni, indicato come uno dei capi della cosca mafiosa Cappello, è stato arrestato dalla polizia di Stato, a Catania. Agenti della squadra mobile etnea l'hanno fermato mentre era alla guida di un'auto nella centrale via Fleming.

Caruso, conosciuto come 'Turi Malavita', era sfuggito all'operazione antimafia "Revenge" che a novembre aveva portato alla cattura di una cinquantina fra boss e gregari. Secondo l'accusa, stava riorganizzando il clan Cappello dopo l'azzeramento dei vertici della cosca da parte di diverse inchieste.

Caruso e' accusato di associazione mafiosa, traffico e spaccio di stupefacenti, detenzione d'armi, estorsione.
Il superlatitante, che ha gia' scontato in passato condanna per associazione mafiosa e detenzione di armi, era tra i personaggi che rivestivano ruolo apicale nella cosca Cappello e dopo essere sfuggito alla cattura era divenuto il punto di riferimento per la riorganizzazione della cosca.

La Polizia, in una nota, rileva che
l'arresto di Salvatore Caruso, "segna la definitiva decapitazione della cosca".

Il procuratore della Repubblica di Catania Vincenzo D'Agata ha commentato così l'arresto:"Le forze dell'ordine hanno operato bene, ma c'è stato anche un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Abbiamo inferto un duro colpo alla cosca, ma non si finisce mai di combattere".

(7 dicembre 2009)

sabato 14 novembre 2009

Trattativa Stato-mafia, De Magistris: una passerella inquietante

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it

C’è un’inquietante e per certi versi vergognosa passerella mediatica e non solo che vede sfilare esponenti istituzionali guariti dall’amnesia, che con la memoria -spesso intermittente e mutevole- ritrovano anche il coraggio di esprimere verità su cui per anni non si sono pronunciati. Si tratta di persone che negli anni ’90 ricoprivano incarichi importanti –da ex ministri a magistrati- che offrono, anche ai media, i loro ricordi riconquistati con un coraggio ad orologeria, che scatta in modo a dir poco sospetto: in concomitanza con il recente slancio investigativo delle procure di Palermo e Caltanissetta.

Perché il procuratore nazionale antimafia Grasso soltanto ieri, con un candore che lascia sgomenti, parla della trattativa - sino ad ora negata - come una verità di pubblico dominio? Perché oggi il generale Mori, così come fatto dall’ex ministro Mancino, nega l’esistenza di quella stessa trattativa che pure pare ormai verità indiscutibile? La storia della Repubblica non è infatti mai stata estranea alle trattative: i vertici della Dc, le Br, la Camorra di Raffaele Cutolo, il Sismi ed il Sisde (con esponenti apicali della P2) si avvinsero in un torbido patto nel caso Cirillo. In questa vicenda del tentativo di intesa Stato-mafia degli anni ’90 mancano solo le Br, ma politica, criminalità, servizi e istituzioni sono ingredienti che invece permangono.

Perché Grasso, Mancino, ma anche Violante, Martelli, Ayala e tanti altri ancora non hanno parlato negli ultimi 17 anni, ed agito nelle sedi istituzionali, quando soprattutto Salvatore Borsellino lanciava il grido d’allarme sull’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia che avrebbe determinato l’omicidio di suo fratello, evidentemente contrario? La trattativa è esistita, ma resta da capire per conto e a nome di chi trattarono - per come sembra emergere - il colonnello Mori e il capitano De Donno, della cui attività l’allora ministro Mancino si dice inconsapevole, lasciando che si sollevi un inquietante interrogativo sulla capacità di controllo di chi era responsabile della sicurezza nazionale (lasciando che operassero con spregiudicatezza schegge deviate di apparati investigativi) oppure sollevando l’ipotesi dell’esistenza di poteri paralleli allo Stato e stile P2 che agivano autonomamente.

C’è da augurarsi che la magistratura possa lavorare serenamente senza le interferenze della politica, ma anche da parte dello stesso ordine giudiziario che puo' insinuarsi da più parti, per arrivare alla verità che, sola, può spazzare via dal Paese le ceneri immorali e drammatiche di una vicenda che lo ha segnato profondamente nella sua storia e nel suo destino.

sabato 24 ottobre 2009

SEGNALI DI GUERRA DI MAFIA A CATANIA, 50 FERMI

- Catania, 22 ott. - Imponente operazione antimafia della polizia per bloccare sul nascere una nuova sanguinosa faida tra i due clan piu' potenti di Catania: la famiglia di Cosa Nostra legata al boss Nitto Santapaola e quella del boss ergastolano Salvatore Cappello. La Direzione distrettuale antimafia ha emesso 50 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti affiliati dei due gruppi criminali, per il reato di associazione mafiosa. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile della Questura. La maggior parte dei fermati sarebbe legata al gruppo dei 'Cursoti' del boss Cappello, che sarebbe diventato egemone nel capoluogo etneo. L'8 ottobre scorso un'operazione della Procura affidata ai carabinieri aveva interrotto un summit dei vertici di Cosa nostra etnea, riuniti sotto la guida del superlatitante Santo La Causa per stabilire una strategia offensiva e difensiva da contrapporre all'espansione del clan Cappello. Due gruppi, gli Squillaci'Martiddina' di Piano Tavola e gli Strano di Monte Po', hanno lasciato il clan Santapaola per passare con i Cappello, facendo perdere alla famiglia catanese di Cosa Nostra una notevole fonte di guadagno, quello delle erstorsioni. Le indagini della Squadra mobile sono coordinate dal procuratore Vincenzo D'Agata e dai sostituti Giovannella Scaminaci, Francesco Testa e Pasquale Pacifico.
Grande soddisfazione per l'operazione è stata espressa dall’associazione Addio Pizzo:

"Risultati come quello di oggi testimoniano come il livello di attenzione ed operatività delle istituzioni competenti, sia sempre massimo e costante. Ci auguriamo che a ciò faccia seguito una rinnovata fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine da parte di tutta la cittadinanza e di quanti vogliono continuare a sperare in una svolta della Sicilia".