sabato 24 ottobre 2009

SEGNALI DI GUERRA DI MAFIA A CATANIA, 50 FERMI

- Catania, 22 ott. - Imponente operazione antimafia della polizia per bloccare sul nascere una nuova sanguinosa faida tra i due clan piu' potenti di Catania: la famiglia di Cosa Nostra legata al boss Nitto Santapaola e quella del boss ergastolano Salvatore Cappello. La Direzione distrettuale antimafia ha emesso 50 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti affiliati dei due gruppi criminali, per il reato di associazione mafiosa. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile della Questura. La maggior parte dei fermati sarebbe legata al gruppo dei 'Cursoti' del boss Cappello, che sarebbe diventato egemone nel capoluogo etneo. L'8 ottobre scorso un'operazione della Procura affidata ai carabinieri aveva interrotto un summit dei vertici di Cosa nostra etnea, riuniti sotto la guida del superlatitante Santo La Causa per stabilire una strategia offensiva e difensiva da contrapporre all'espansione del clan Cappello. Due gruppi, gli Squillaci'Martiddina' di Piano Tavola e gli Strano di Monte Po', hanno lasciato il clan Santapaola per passare con i Cappello, facendo perdere alla famiglia catanese di Cosa Nostra una notevole fonte di guadagno, quello delle erstorsioni. Le indagini della Squadra mobile sono coordinate dal procuratore Vincenzo D'Agata e dai sostituti Giovannella Scaminaci, Francesco Testa e Pasquale Pacifico.
Grande soddisfazione per l'operazione è stata espressa dall’associazione Addio Pizzo:

"Risultati come quello di oggi testimoniano come il livello di attenzione ed operatività delle istituzioni competenti, sia sempre massimo e costante. Ci auguriamo che a ciò faccia seguito una rinnovata fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine da parte di tutta la cittadinanza e di quanti vogliono continuare a sperare in una svolta della Sicilia".

giovedì 15 ottobre 2009

Stato-mafia, ecco il papello

Ecco il primo documento sulla trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra nell'estate delle stragi. Fogli consegnati ai magistrati dal figlio di Vito Ciancimino

di Lirio Abbate


Sono 12 le richieste che i boss di Cosa nostra avanzarono agli uomini delle istituzioni nell'estate del 1992, fra le stragi Falcone e Borsellino. Una trattativa che i mafiosi corleonesi avanzarono con lo Stato per fermare le bombe e la stagione stragista, e arrivare ad una tregua.
I 12 punti formano il 'papello', cioè l'elenco delle richieste scritte su un foglio formato A4 che adesso Massimo Ciancimino ha consegnato ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia.
Ma accanto a questo elenco spunta a sorpresa un altro 'papello' con le proposte e le modifiche ai 12 punti pretesi dai corleonesi che don Vito Ciancimino avrebbe scritto di proprio pugno e consegnato all'allora colonnello del Ros, Mario Mori.

Il fatto, inedito, è documentato dal L'espresso con alcune foto dei fogli in cui si leggono al primo punto i nomi di Mancino e Rognoni;
poi segue l'abolizione del 416 bis (il reato di associazione mafiosa);
"Strasburgo maxi processo" (l'idea di Ciancimino era quella di far intervenire la corte dei diritti europei per dare diverso esito al più grande procedimento contro i vertici di Cosa nostra);
"Sud partito";
e infine "riforma della giustizia all'americana, sistema elettivo...".
Su questo "papello" scritto da Vito Ciancimino era incollato un post-it di colore giallo sul quale il vecchio ex sindaco mafioso di Palermo aveva scritto: "consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros". Per gli inquirenti il messaggio è esplicito e confermerebbe il fatto che ci sarebbe stato una trattativa fra i mafiosi e gli uomini delle istituzioni.

Mostrare ai giudici l'esistenza del 'papello', rappresenta per i pm una prova tangibile che la trattativa fra mafia e Stato non solo è esistita, ma è anche iniziata nel periodo fra l'attentato di Capaci e quello di via d'Amelio. Per gli inquirenti questo documento, consegnato dal dichiarante Massimo Ciancimino, che collabora con diverse procure, può dare il via a nuove indagini. Con l'obiettivo di scoprire fino a che punto può essere arrivato il tentativo di trattativa rivelato dal figlio dell'ex sindaco mafioso.
I 12 punti richiesti da Riina e Provenzano, che sono anche questi al vaglio dei magistrati, si aprono, invece, con la revisione del maxi processo a Cosa nostra. Gli altri spaziano dall'abolizione del carcere duro previsto dal 41 bis agli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto 70 anni. La lista si conclude domandando la defiscalizzazione della benzina per gli abitanti della regione siciliana.
(15 ottobre 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/stato-mafia-ecco-il-papello/2112520

domenica 11 ottobre 2009

Non è necessario essere degli eroi moderni. Basta avere la consapevolezza che si può fare la propria parte.

Oggi giorno, in una società materialista e opportunista come la nostra, sono poche le persone che hanno degli ideali, dei valori. Nella società di oggi ciascuno pensa solo al proprio tornaconto personale, e si è disposti a vendere la propria libertà, la propria dignità, pur di ottenere qualcosa. Si è disposti a strisciare ai piedi dei potenti per raccogliere le briciole; ed è proprio per questo che la nostra società va a rotoli e precipita verso il baratro. Se la mafia esiste è colpa nostra. Siamo noi a incentivarla giorno per giorno. Siamo noi a nutrire questo mostro. La mafia non è il boss con la coppola che ti dice:"ti farò una proposta che non potrai rifiutare...".La mafia è il politico in giacca e cravatta che ti offre un posto di lavoro in cambio di voti, togliendolo a chi ha lavorato sodo e ha fatto grandi sacrifici; la mafia è il poliziotto, finanziere, carabiniere che chiede tangenti in cambio di "favori", che pretende di avere tutto gratis, perchè altrimenti "te la fa pagare cara"; mafia sono le raccomandazioni per entrare in una facoltà a numero chiuso, lasciando fuori studenti meritevoli; è mafia pagare il pizzo per timore di ritorsioni; nei concorsi truccati c'è la mafia; in parlamento c'è la mafia. Alla luce di recenti dichiarazioni, perfino il nostro presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, è coinvolto nelle stragi degli anni '90, nelle quali hanno perso la vita i giudici Falcone e Borsellino. Che fare, dunque? Fingere che vada tutto bene e continuare a vivere la nostra vita, come se la cosa non ci riguardasse? Continuare a nuotare nel fango che ci circonda? Rassegnarci, perchè tanto:"è così che va il mondo, non potrò certo essere io a cambiarlo..."?
Non possiamo continuare a vivere in una società mafiosa come la nostra senza reagire, senza indignarci, senza urlare che "la mafia è una montagna di merda!!!!!!!!". Noi possiamo e dobbiamo cambiare questo mondo che gira al contrario! .
Non è necessario essere degli eroi moderni. Basta avere la consapevolezza che si può fare la propria parte. Non dobbiamo aver paura: possiamo cambiare il mondo davvero. Perchè il mondo è fatto dalle persone.

"La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".
Paolo Borsellino.

sabato 10 ottobre 2009

"Disse basta ai soprusi, rannicchiato in una solitudine coraggiosa, era stanco di vivere nelle tenebre della paura. Il guizzo che gli attraversava il corpo non era per l’umidità delle assi rigonfie, era una nuova anima che nasceva, un urlo primitivo che si sprigionava dalle viscere, la voglia di tornare a respirare a pieni polmoni l’aria della sua Sicilia. Era solo un bambino ma aveva già deciso di vivere da uomo libero."

Da "L'eroe nel barile" di Simone Mirenda